Intervista ad Enrico Zbogar

 

Se l'anno scorso ci siamo concentrati su alcuni giocatori della nostra società, ora è venuto il momento di conoscere meglio la figura dell'allenatore, domandando e cercando di approfondire certi aspetti di questo ruolo con alcuni dei nostri tecnici. Si vedrà quanta sinergia ci sia tra un gruppo di giocatori ed uno staff tecnico, senza il lavoro silenzioso del quale i primi probabilmente non riuscirebbero a svolgere il loro in maniera proficua : abbiamo, quindi, chiesto ad Enrico Zbogar, attuale pitching-coach della nostra Serie B, il proprio punto di vista.

 

 

Raccontaci qualcosa sulla tua carriera da giocatore.

La mia carriera come giocatore nella categoria Seniores è stata relativamente breve : ho fatto due anni in A2 con lo Junior ed un anno in Serie A Federale con la maglia del Reggio Emilia. Nel mio percorso mi sono, però, tolto delle soddisfazioni, come l'esordio con il Parma Baseball in Coppa Italia contro Godo e lo scudetto vinto con i Parma Tigers, entrambi a 16 anni; un altro momento importante è stata la conquista dello Scudetto e della Coppa Italia nel 2012 con il Reggio.

 

Perché hai scelto di allenare?

Diciamo che ho cominciato ad allenare non per scelta ma più per casualità, quando nel 2012 a seguito di un infortunio mi sono ritrovato costretto ad abbandonare il mio ruolo di giocatore. Volevo prendermi un anno sabbatico ma l'amore per questo sport era così grande che, in sostanza, sono durato solo sei mesi fuori dal campo e già l'estate dopo stavo accompagnando la Franchigia Parma al torneo “Due Torri”. Fondamentalmente alleno perché mi piace e perché mi rende orgoglioso dare qualcosa ai miei ragazzi, non tanto condividendo la mia esperienza passata quanto impegnandomi per loro, per mostrare che con il lavoro ed il sacrificio ci si può migliorare sia come atleta che come persona.

 

Da quanto tempo ricopri il tuo attuale ruolo di tecnico?

Sono in forza alla squadra di Serie B dello Junior come pitching-coach dal 2015 ma già prima affiancavo Davide Scialpi con le squadre di Allievi e Cadetti della società. All'inizio in Serie B svolgevo un ruolo di supporto ad Enrico Camorali e solo successivamente, dal 2016, ho cominciato a svolgere un programma scritto di mio pugno.

 

Avresti mai pensato, da giocatore, di diventare un allenatore?

Sinceramente no, non era proprio nei miei piani di cominciare ad allenare a 21 anni... Come tutti i ragazzini avevo i classici sogni di andare a giocare in MLB, di portare la mia squadra in Serie A, di vincere uno scudetto con il Parma ma mai mi ha sfiorato l'idea di allenare. Alla fine, però, è successo e devo dire che l'apprezzo e mi ci trovo bene.

 

Com'è cambiato il tuo rapportarsi alla partita?

Più che alla partita, dovrei rispondere a com'è cambiato il mio approccio con la stagione e con il baseball in generale. Da giocatore, infatti, pensi molto di più a te stesso, tu sei il centro del tuo lavoro e ti focalizzi sulle tue potenzialità per aiutare da protagonista la squadra; da allenatore questo cambia: non sei più protagonista, ti devi fare da parte e metterti al servizio dei giocatori, in particolare in un campionato “di sviluppo” come quello di Serie B. Allenando capisci che hai delle responsabilità e che devi aiutare i tuoi ragazzi, valorizzandoli e permettendogli di esprimersi al meglio. Cambia tutto, alla lunga ci si abitua: da protagonista passi al ruolo più nascosto di regista.

 

Quanto ti è servita ( e ti sta servendo ) la tua esperienza da giocatore e quali modelli ti sono tornati utili?

Non è tanto la mia esperienza da giocatore ( ognuno ha il proprio approccio con questo sport, c'è tanta soggettività a mio parere ) quanto i consigli ed insegnamenti ricevuti durante la mia carriera sul campo che mi sono di grande aiuto nell'allenare. Ho avuto la fortuna di aver avuto dei validissimi allenatori ( Arrieta, Gastaldo, Montanini, per nominarne alcuni ), tutti molto competenti e modelli, allora come oggi, per me : da loro ho ricevuto grandi insegnamenti e quello che cerco di fare con i miei ragazzi è proprio passare questi messaggi, più che focalizzarmi totalmente sulla mia esperienza personale.

 

La cosa più difficile da allenare nel tuo settore.

Probabilmente la parte più complicata da allenare in un lanciatore è quella mentale, la cosiddetta “attitudine”. Lavoro anche sulla tecnica e sulla preparazione fisica ma qui svolgo più un lavoro di rifinitura, in quanto per la maggior parte delle volte mi trovo ad allenare dei ragazzi fisicamente e tecnicamente già “vissuti”. Le maggiori difficoltà stanno nel creare dei lanciatori mentalmente pronti e duri, delle macchine da guerra in grado di gestire l'ansia, scegliere i momenti propizi nella partita, saper Chaos Orbs controllare il gioco e chiuderlo nella maniera più rapida possibile : questo è difficile, insegnare una buona attitudine mentale per affrontare le partite nel migliore dei modi. Purtroppo molte volte ci sono atleti dotati di un grande talento sul piano fisico e tecnico ma privi del giusto approccio al gioco; altre volte accade il contrario. È importate capire quanto conti la componente mentale nel baseball.

 

Quella che, invece, dà maggiore soddisfazione?

Il successo dei propri ragazzi, senza dubbio. Ognuno di loro è fatto a sua maniera, con i propri pregi e difetti, e riuscire a cooperare per raggiungere determinati obbiettivi è sicuramente appagante. Mi rende orgoglioso vedere i miei lanciatori soddisfatti del proprio lavoro ( posso dire di essermi tolto alcune soddisfazioni in questi anni con i miei ragazzi ) e questo è il frutto di uno sforzo comune che incomincia da ottobre e prosegue fino a fine stagione, ma è proprio in quei mesi da ottobre a dicembre che si costruisce un gruppo di lanciatori dandogli determinati obbiettivi.

 

Se non fossi pitching-coach, quale altro ruolo ti piacerebbe coprire?

È una domanda difficile a cui rispondere... Difficile perché mi trovo bene in questa posizione e sono pienamente soddisfatto del mio lavoro e di quello dei miei giocatori. Quindi non mi pongo questo problema fino a che qualcuno mi caccerà via.

 

Il tuo ricordo più bello da tecnico ed uno da giocatore.

 

Mah, sicuramente i miei migliori ricordi da tecnico e da giocatore sono due cose differenti. Ho dei momenti della mia carriera a cui sono particolarmente legato ( due Scudetti, una Coppa Italia,... ) ma, per quanto mi riguarda, sono relegati al passato, ora non hanno più quella rilevanza che potevano avere fino a qualche anno fa. Da allenatore, il momento più bello è quando a fine stagione qualche ragazzo ti viene a ringraziare per quello fatto insieme e ti mostra l'affetto e la gratitudine  replica uhren che derivano da un percorso svolto insieme. Questo è sicuramente il ricordo che custodisco con maggiore gelosia.cheap nike air max 1

 

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